Pensieri di un neopagano / il rapporto con gli Dei

scritto da 5wizard5
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Testo: Pensieri di un neopagano / il rapporto con gli Dei
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Viviamo immersi in una cultura che per millenni è stata plasmata dalle tradizioni abramitiche, le sue influenze sono così profonde e capillari che spesso nemmeno le riconosciamo eppure condizionano il nostro modo di pensare, sentire e persino immaginare il sacro per questo motivo, quando una persona si avvicina al paganesimo, porta con sé un’idea che considera una verità assoluta e indiscutibile: quella per cui il rapporto con il Divino sia una relazione di sudditanza in cui l’essere umano è un servo e gli Dei sono i padroni.

Se ci avviciniamo al paganesimo con questa lente rischiamo di fraintenderne l’essenza più profonda trasformandolo in una sorta di monoteismo camuffato, popolato da tanti nomi di Divinità ma retto dalla stessa struttura gerarchica; questo è un errore comprensibile dovuto al contesto in cui siamo cresciuti ma ci allontana dalla vera essenza di ciò che il paganesimo era e di ciò che il neopaganesimo può rappresentare oggi; per comprendere appieno il rapporto tra l’uomo e gli Dei dobbiamo compiere un viaggio all’indietro nel tempo, molto indietro, fino a quelle epoche che precedono la scrittura e i grandi imperi, fino al Neolitico.

Nel paganesimo più antico, quello non ancora plasmato da dinamiche di potere e ricchezza, il rapporto con il Divino non era affatto verticale; le Divinità non venivano percepite come autorità lontane sedute su troni celesti ad osservare l’essere umano dall’alto in basso e a giudicare, erano invece energie immanenti dotate di coscienza che camminavano al nostro fianco sulla Terra, non erano interessate a controllare la condotta morale degli uomini, non imponevano leggi tramite profeti e non distribuivano premi o punizioni in base al comportamento; ma come possiamo essere certi di ciò che ho appena scritto se di quelle epoche non ci sono giunte fonti scritte? La risposta ci viene dall’arte, l’arte del Neolitico è una finestra sul mondo spirituale delle comunità che ci hanno preceduto e ciò che racconta è profondamente diverso dalla visione a cui siamo abituati.

Nelle raffigurazioni neolitiche gli Dei non siedono su troni celesti a giudicare il mondo; le celebri Veneri, così come le figure maschili di Dei cacciatori, vengono rappresentate qui, sulla Terra, spesso accanto ad animali e a esseri umani, la loro potenza non è lontana e inaccessibile ma è radicata nel mondo stesso, non impugnano scettri per comandare ma vengono mostrati in piedi, seduti o distesi sulla terra a simboleggiare che la loro forza è immanente; è importante osservare che nelle scene in cui compaiono assieme agli uomini, questi ultimi non si prostrano in segno di timore o sottomissione ma stanno in piedi o seduti con atteggiamenti di rispetto, meraviglia e gratitudine.

Uno degli esempi più straordinari di questa visione orizzontale ci giunge dalla Valcamonica dove migliaia di incisioni rupestri raccontano la vita spirituale delle comunità alpine di migliaia di anni fa, tra queste spicca la figura del Dio Cornuto, legato alla fertilità e alla rigenerazione della natura; è una figura imponente, con due corna sul capo e un grande becco di uccello rapace ma la sua postura non è minacciosa, non impugna armi, non siede su un trono e le figure umane che lo circondano non sono né inginocchiate né imploranti ma lo guardano come si guarda un maestro o una guida; questa immagine è preziosa perché ci mostra che il rapporto con il Divino non era vissuto con timore reverenziale ma come un legame tra allievo e maestro, non tra servo e padrone; altri dipinti neolitici che ci aiutano a comprendere questa relazione sono gli oranti, raffigurazioni di esseri umani che danzano con le braccia sollevate in un gesto di venerazione e ringraziamento; anche in questo caso non sono inginocchiati, stanno in piedi con il corpo eretto in un atteggiamento di lode, consapevolezza e partecipazione.

Se confrontiamo l’arte pagana più antica con quella legata alle religioni monoteiste emerge un contrasto significativo, pensiamo ad esempio alla celebre Creazione Di Adamo di Michelangelo Buonarroti sulla volta della cappella sistina; in questo affresco un Dio trascendente sospeso in cielo si china verso l'uomo che giace ancora inerte sulla Terra, il gesto è verticale e asimmetrico, il creatore dona mentre la creatura riceve, la vita dell’uomo è nelle mani di Dio ma il simbolo più potente di questa relazione è la distanza tra i due indici che sono separati da pochi centimetri, quel vuoto non è casuale, rappresenta una separazione tra essere umano e Divinità che, nella visione del mondo delle religioni rivelate, non potrà mai essere colmata se non attraverso la sottomissione e l’obbedienza; è l’immagine perfetta di un rapporto verticale e gerarchico tra un sovrano e un suddito che attende il dono della vita.

Per chi si avvicina al paganesimo è fondamentale abbandonare la visione del Divino legata ai monoteismi, per riuscirci può essere d’aiuto guardare ad altre tradizioni spirituali che hanno sviluppato visioni simili come quelle dei Nativi Americani; sebbene i percorsi storici siano completamente diversi gli studiosi riconoscono una notevole analogia strutturale tra il mondo spirituale del neolitico Europeo e quello delle popolazioni native del Nord America; nella loro visione il Grande Spirito non è un giudice celeste che scruta le azioni umane ma una potenza che permea il mondo, un’energia che scorre attraverso i fiori, il vento, le rocce, gli animali, gli alberi, tutto è sacro; osservando i loro antichi dipinti notiamo la stessa tendenza riscontrata nella vecchia Europa: la Divinità non veniva raffigurata con le sembianze di un sovrano umano seduto su un trono con uno scettro in mano o nell'atteggiamento di imporre leggi ma come una forza viva e presente in ogni cosa.

Imparare a vedere il Divino senza gli occhiali della cultura monoteista all’inizio del percorso può non essere facile ma è essenziale liberarci dell’idea che il rapporto con le Divinità sia un rapporto di sudditanza e imparare invece a considerare gli Dei come compagni di viaggio e rivolgere loro gratitudine e riconoscenza per le energie che ci donano senza chiederci nulla in cambio perché senza di esse la nostra esistenza sarebbe priva di quella scintilla che la rende viva.

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